Trasmissione C59

 

Parco dei mostri di Bomarzo

Pochi sono i siti artistici più rappresentativi dell’epoca in cui vennero costruiti come il Parco dei Mostri di Bomarzo, in provincia di Viterbo. Lo volle Vinicio Orsini in memoria della moglie scomparsa. Egli incaricò gli architetti Pirro Ligorio e Jacopo Barozzi da Vignola di sistemare nel parco costruzioni “impossibili”, mostri e animali mitologici. Era il XVI secolo. Fortissime erano le influenze alchemiche e ci si trovava nell’epoca ricchissima e creativa del Rinascimento.
 
Diverse le iscrizioni che tendono a stupire e confondere il visitatore più che a guidarlo. I simboli si mescolano e si sovrappongono. Nel tempo furono tanti gli studiosi che provarono non senza frustrazione a capirne la logica. Gli enigmi sono nascosti ogni dove. Vi è una casa inclinata. Vi sono statue misteriosissime.
 
Le citazioni possono riguardare opere di Ariosto e di Petrarca. La tecnica e il virtuosismo dominano tutto il complesso monumentale. E’ il Manierismo brillantemente sintetizzato e rappresentato dall’iscrizione su un pilastro che recita : "Sol per sfogare il core". Il parco fu fonte di ispirazione di artisti di varia sensibilità. Su tutti Salvator Dalì.

Il Parco è stato restaurato nella seconda metà del Novecento dalla coppia Giancarlo e Tina Severi Bettini, i quali sono sepolti nel tempietto interno al parco, che forse è anche il sepolcro di Giulia Farnese.
 
 

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